giovedì 5 settembre 2013

(Poesia) I vizi del poeta tanto amato



Vieni a chiudermi la bocca 
a ricucirla
Lei rimase aperta da quel giorno
In cui mi apristi pagine di versi
Smorfie di linguacce 
Botte e fiaschi

Devi venire adesso
Corri 
è tardi
Se non ti muovi le mie sillabe usciranno
Eiaculerò parole e
Verbi,
Sfigureresti nei lindori d’accademia…

Via crucis,
tarlo dell’attesa,
mi scavo il solco dentro il fango come anguilla
vestita a nero
lattice ed anfibi
porpora 
rosetta sulla fronte.
Quanto mi costa la vergogna
La parola

Lesino cenere, cascami del tuo onore
Le sigarette che mi spegni sull’addome
invidia bolsa
Adipe del nulla.

E sono stufo d’autoscatti e stanchi matti,
i byte pettegoli di chi non ha una vita,
delle avanguardie tutte monche in arte e poppe,
epici fraseggi in collettivi.

Ma ora?

Questo è il momento che aspettavi
L’attimo 
Per vincere e riuscire 
A primeggiare solo nella teca
Sulle necrosi di parole imbalsamate.

E allora corri
Vieni a chiudere orifizi
Mettici l’ovatta e il silicone
Sigilla tutto come salma degli Uzeda
Mischia i rifiuti con gli scoli del tuo corpo.
Battiti le mani - fammi flop…
Scrivi un epitaffio,
forse un blog. 

(Diego Salvadori)



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