giovedì 6 giugno 2013

(Poesia) L'alba di Pitigliano


…dopo viene il nulla,
sale un mondo.
I miei ricordi tornano rimpianti;
semi 
di barlumi e stanche aurore
persi in un ondivago scarlatto. 
Le dita sfiorano un asfalto di domande,
vibrano risvegli fra i germogli,
sparsi sopra queste cicatrici:
ferite
graffi d’altre mani. 

Sono cacciato,
sono fuori dal mio branco,
il tuo maniero s’inabissa alle mie spalle;
mentre le porte sigillate
di silenzio 
strepitano in brividi il mio sogno.

Il firmamento incide i suoi sorrisi,
sugli iridati 
prati d’alabastro.  
SOLO
una speranza mi consola:
questa vallata e il suo respiro ultravioletto.

E cado,
giù per ipogei,
tra anime,
rupestri dimensioni,
alle radici di un sogno capovolto,
umido d’oblio
di disincanto.

Per ammansirti devo amarti, 
contenerti,
farmi coraggio in fondo a un labirinto;
sopire la tua docile tristezza,
alla ricerca d’invisibili contatti. 

Ma un raggio 
sfiora i petali del giorno,
vira 
sui ranuncoli in fermento:
onde di steli colgono una luce,
tremano creati nel mattino.
In un oceano, 
sveglio di faville,
il cielo intarsia nembi di carminio;
i girasoli
rompono la tregua,
come chiarine flautano un ritorno.
Mentre le ardesie della terra aprono brecce,
sotto le palpebre t’immagino d’incendio.
Infine guizzi
gemiti improvvisi:
spuntano ali,
corro verso il Sole.

Silenzio…
        ~
Evaporato 
il corpo che ti guarda,
salina maschera 
in un’alba lacerante:
scarificato 
fossile relitto,
galleggia tra le spume della notte.

Contorni umani,
sciami di bisbigli,
gli alberi si piegano su un fianco.
Sulla deserta 
riva  del mio sogno,
l’irrequietezza è solo fame della 
vita. 
(Diego Salvadori)

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