domenica 7 aprile 2013

(Poesia) La creazione dell'abbandono


LUNEDÌ
Così vai via,
verso una Striscia di sorrisi;
inguainate 
spiagge di rosari;
verso le pareti di un lamento,
che senti superiore,
non più mio. 

Vai,
corri e chiudi gli occhi...
lascia incustodite le mie gambe;
le mani profumate di lavanda.
Tra te e il mio seme una 
terra santa.

E Dio mi toglie notte,
leva il giorno:
mi soffoca in un limbo a dormiveglia,
dentro un abbandono 
che non canta.

Tra te il mio corpo solo 
terra santa. 

MARTEDÌ
Hanno fatto il cielo,
dopo il mare,
io ci volteggio 
– infida parentesi –  
mi ci dissolvo 
odorando la tua voce,
sono sorgente,
tu sei la mia foce.

E la mia testa 
batte contro il muro,
(la melagrana 
a terra che si spezza)
succhiando uno per uno quei granelli:
vittima di assenze,
i tuoi tranelli.

MERCOLEDÌ
Mastico germogli lanceolati,
Che come dardi mi s’incuneano sul ventre,
per quei minuti – pochi nel sentirti –
sperandoti di averti, 
muoio sempre.

Alberi,
mi pongo dentro un Eden,
ingurgito palindromi dolciastri.
Seguo le anamorfosi del tempo,
sento il tuo profumo,
mi sei dentro.

GIOVEDÌ
Nata è luna,
sopra me si specchia,
i suoi riflessi sono d’ebano sfregiato,
coi solchi 
colmi del mio pianto;
Sole,
a queste mani manchi
sole.

Continua il tuo viaggio,
la tua vita…
strozzo le memorie di un aborto:
schizofrenia 
di un sogno e della mente.

Verbosa sporca, 
tua Gerusalemme. 

VENERDÌ
Uccelli e pesci,
e io sono con essi,
chiuso in una gabbia in mezzo a squali;
solo su una rupe
tra i leoni,
credo all’esistenza di altri mari.

Navigo in un turbine di strazio,
solco le tue immagini,
i tuoi pixel…
corri mia regina,
datti il morso,
lascia questo Antonio solo in Azio.

SABATO
Parole s’inanellano sul mondo,
scoppio come un cuore fibrillante;
lascio incenerire le fenici,
le piaghe di un amarti disturbante.

La pelle tutta buchi,
le mie mani:
a furia di cercarti,
moncherini;
labbra tagliuzzate dal tuo nome,
oggi è il giorno sesto,
degli umani.

Ma io sono già oltre,
sono avanti…
sono laddove la materia non ha tregua:
rudere in un mondo di gentaglia,
fuggo in un futuro che mi segua.

DOMENICA
Dio si riposa,
con lui mi stendo anch’io.
Tra i nembi di un giaciglio lacrimante.
Quanti colpi inferti,
quante lame;
i miei pensieri 
storpiano quel giorno.

E la mia voce è d’acqua e miele,
irrancidito;
la gola una clessidra:
solo sabbia.

Sono come il fumo,
il mio destino…
sacrificato al nome
di Qualcuno. 

(Diego Salvadori)
Da Fetish

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