sabato 24 settembre 2011

(Poesia) Segatura di Ebano




sì,
ti chiamano Adriano;
ma il tuo nome era un altro.
Lo so io.
Il tuo esistere non era di maschio.
Un’anima irrequieta,
Il tuo cervello.


Ti toccavo,
solcavo il tuo respiro,
il tuo corpo di cera liquefatto:
i seni,
la maestà del biondo,
la cicatrice che t’impose
solo
Dio.


Come chiamarti:
ti chiamerei Orfeo,
oppure Apollo
Poseidon-
e Zeus…
Ulisse,
ti chiamerei Perseo.
Io l’aquila,
tu il mio Prometeo.

Ma io non sono che un’Euridice in secca,
alla deriva 
in un eremo palustre.

E questa è l’ultima volta,
pago il fio.
E non lo dico.
Non dirò
Più io. 

(Diego Salvadori)

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