lunedì 27 giugno 2011

(Poesia) Sdoppiamento

Si tratta di un poemetto in quattro riprese, la cui stesura ha preso inizio in ottobre. Una realizzazione non facile, questa, caratterizzata principalmente da versi in "presa diretta", annotati e trascritti frettolosamente. Non ho mai pensato di scrivere una poesia sull’Arno, né tantomeno di scriverla per questo concorso. Il fatto è che costeggio questo fiume tutte le mattine e penso sia normale – ogni tanto – fermarsi ad osservarlo, magari quando il Sole non è ancora alto nel cielo.

A questa prima fase, è seguita la "fusione" dei tanti cartigli: momento doloroso, in quanto ho dovuto porre fine a questo flusso emozionale che, da svariati mesi, mi attraversava (e che ha impedito ad altri versi di venire alla luce).
Il titolo è invenzione recente: da Luce sommersa (rimasto tale per svariati mesi) sono passato a Sisma sospeso; infine, a poesia già ultimata e stampata, ho optato per quello attuale, il quale riprende uno dei miei primi scatti fotografici.
Prima di passare alla lettura, allego la splendida nota critica del Prof. Marco Marchi, docente di letteratura italiana moderna e contemporanea e presidente del concorso: "l’articolato e tutto riuscito poemetto i versi che Diego Salvadori ha dedicato all’Arno, sulla scia di un titolo sufficientemente eloquente come Sdoppiamento misura le possibilità espressive di un "io" indagato e inscenato mediante dislocazioni e differimenti, divisioni e doppiaggi, specularità e rifrazioni, nella fiducia di poter ritrovare nella cangiante immagine di un fiume e nei suoni di una chiaroscurata dizione naturale i termini più affidabili di una propria decifrazione-confessione".
Bene, sono stato fin troppo prolisso. Adesso, vi lascio alla poesia.
Buona lettura.
Vi amo.


Sdoppiamento
Per Ambra

(1)
Lambisco le tue sponde
in questa notte.
Rasento il fango d’incrinate rocce.
Al mondo ho detto "vado
nel mio sogno".
Non sai quanti gradini per trovarti.


Conosco il tuo respiro,
il sibilare;
il verde limaccioso del tuo abisso;
la rabbia,
immobile e terrestre,
di ritrovarmi, sempre,
qui a guardarti.


La tua sorgente brulica, s’accende,
di scosse
ondosi spasmi
e movimenti.


Anima,
del tuo fluviale nembo,
che sbianca di caligine i confini.


Ma mangia le mie suole l’inseguirti;
lo starti appresso sotto un latteo cielo.
E fuggo il mio risveglio,
la mia fine:
un’anima non può gridare all’acqua.

(2)

Inizia la mia corsa,
il mio torrente.
Sono ruscello:

flutto di domande. Marina ti sorride in lontananza.
Il sogno mio si prostra
e si protrae.


Penombra…cenere del mondo.
Tu che mi eludi;
mi allontani sempre;
sul fondo del tuo tortile cammino,
che, zitto, ruba i passi della luce.


Ecco:
adesso non c’è niente.
Solo noi: idoli di fiamme.


T’immagino fratello;
mio compagno;
presenza, dentro a un arido reale.


E mi abbandono,
seguo la corrente:
fuggiasco nel tuo inguine terroso.


Sospendo il corso di una vita infranta.


Rincorro il me che ancora non è stato.




(3)

Ma io non so,
non so dove cercarti:
tra le radici;
tra i canneti inerti;
oppure dentro a un denso sussurrare;
nel verde melangiato della vita.


La tua prossimità si fa vicina,
e piega
l’ombra ostile dell’Adesso.


In questa pace d’acqua non ti sento;
Arno:
mare e sacca del mio tempo.




(4)

Sterpi.
Ciottoli smussati.
Richiami obliqui, in questa confluenza,
del tuo perfetto e libero ondeggiare,
che spazia
corre e vive
nell’Eterno.


Feroce azzurro, in cielo è già mattina:

un’alba nuova di
bagliori eversi;
le palpebre del giorno ancora intatte,
nel dolce diluirsi del tuo sale.


Scandisce la mia vita un bilancino,
ancora intriso d’alghe
squame e sabbia.


T’inseguirei per sempre,
più veloce.


Arno…
il mio risveglio
alla tua foce. 
Diego Salvadori

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