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sabato 12 luglio 2014

Come Malombra

"Il gran cuore, figlio caro, è un peso che tira a fondo..."

Perché nella pazzia di Marina ci stiamo un po' tutti e, forse, anche nell'inettitudine di Corrado Silla. Ho scoperto il libro dove sempre, nell'angolo dei remainders da IBS: il volume odorava di liquirizia e nel leggerlo ho sempre avuto in testa immagine esotiche, completamente in contrasto col palazzo di Malombra, l'orrido sopra il lago, gli arredi un po' fané dove ha luogo questo sdoppiamento di personalità, quasi preludendo a dottor Jekyl e mister Hyde. Lo ammetto, non è stato facile portarlo avanti, sopportarne il ritmo a tratti fumoso, pletorico, di un concettoso quasi barocco. Eppure, credo ne sia valsa la pena, ché solo ora quei personaggi si imprimono vividi nei miei ricordi, tracciando solchi, parole e frasi che mi riportano a quelle pagine. Perché forse sono un poco 'Marina', ancora in fuga sulle colline, non annegata in fondo al Pozzo dell'Acquafonda. 

lunedì 7 luglio 2014

Madonna è Messiah - il nuovo singolo

I am the promise
That you cannot keep
Reep what you Sow
Find what you Seek
I am the Sorceress
Down in the deep
I am the earth
Under your feet
I am the moon whit no light of my own
You are the sun guarding your throne
I Heard the angels whisper to me
Look fot the signs
He is the one
I’ll light a candle here in the dark
making my way
To your heart

Ormai è da Like a virgin che Miss Ciccone ci delizia con le sue incursioni nell'immaginario cattolico: una tendenza portata avanti sin nell'ultimo tour, con quel Transgression che indubbiamente costituisce uno dei punti più alti del suo essere 'icona'. Eppure, Madonna non sembra mai averne abbastanza, tanto da postare su Instagram le parole dell'ormai probabile nuovo singolo: non più Rebel heart, né tantomeno Stranger o Unapologetic bitch, ma Messiah, un titolo che - mancando ancora l'ascolto - inizierà subito a far parlare di sé. 
L'attesa, inutile dirlo, cresce; anche perché potrebbe trattarsi di una ballad, ripetendo in tal modo l'iter di altri album, inaugurati proprio da capolavori quali Frozen (come fu per Ray of light) o Live to tell (apripista di True blue). Dimenticato lo scivolone di MDNA, Madonna sembra voler tornare in grande stile, con un disco iconico, degno del suo nome: resta solo da chiarire quando tutto questo avrà luogo. 

martedì 24 giugno 2014

Un lanciatore di giavellotto e non solo


In questi ultimi mesi sono rientrato in contatto con Paolo Volponi, sfogliato durante gli esami di magistrale e poi messo lì a stagionare, forse anche per cancellare alcune ricordi (spiacevoli) legate alle pagine di Memoriale e Le mosche del capitale. Eppure, il destino ha voluto che altre pagine volponiane tornassero sotto il mio naso, dalla Macchina mondiale a La strada per Roma, per concludere col Lanciatore di giavellotto. Libro, quest'ultimo, ormai fuori catalogo e che solo grazie all'abilità bibliofila di colei che me lo ha regalato ho letteralmente divorato, stupefatto e corroso dalla potenza urticante e esplosiva, dai toni struggenti e quasi proustiani evocati dal suo protagonista. Un romanzo à la Volponi, dove la borghesia è messa sempre alla berlina, dove il Fascismo non è solo un male comune, bensì endemico, fisico, immarcescibile; e la fisicità, il corpo - da sempre alla base della narrativa dell'autore urbinate - corrono sempre sul doppio binario, tra vitalismo e annientamento del sé.
Da leggere!

lunedì 23 giugno 2014

#Poesia - Alcalino


Anche se tu
La cercassi nei miei ‘dentro’
Non potrai mai
E mai 
riconquistarla

perché si è persa
(galleggiante iconoclasta)
perché è invisibile
(riottosa e mascherata)
non si distingue dalle altre e non mi guarda

Solo una volta c’incontrammo e fu peccato


Perché la gioia è sorda
È una carezza
Invertebrata fra sorrisi e circostanze
Plasticità di caste riverenze
La gioia è una puttana e te la compri.


O piangi.

(Diego Salvadori)

domenica 22 giugno 2014

di ritorno: Valle d'Aosta

Eccolo di ritorno, dopo uno strameritato break nella valle di stambecchi, poiane e marmotte (queste ultime, ahimè, latitanti come evasori del fisco). Sei giorni di allontanamento da libri (anche se il Volponi di ordinanza non poteva mancare) e meneghellerie varie dove, incredibile dictu, ho avuto modo di constatare quanto la mia pigrizia si sia spinta a livelli a dir poco scandalosi. Ma, dopo un borbottio iniziale, credo di aver svolto bene i compiti che mi erano stati assegnati: camminando, camminando, camminando e camminando ancora (ho una predilezione per i gerundi quest'oggi).
Dei giorni necessari, specie dopo le emozioni contrastanti vissute nelle settimane passate e che tuttora tornano a fare capolino, perché mi preoccupo sempre: da un refuso a una citazione mancante, da cosa inventarmi per non uscire pazzo a come fare per rilassarmi e sfruttare queste ultime ore di ozio totale.
Splendidi luoghi; wilderness a tutto spiano tra laghi glaciali, temperature impazzite (passare da 3 a 37 gradi è un'esperienza a dir poco mistica) e tante altre cose (belle) che non sto a raccontare perché non siamo a fare salotto (o sì)?
Insomma, dall'uso smodato di parentetiche, tempi lenti e ipotassi avrete già capito che aria tira: una brezza incazzosa che tuttavia mi porterà qualcosa di buono.
Buonanotte :)

sabato 14 giugno 2014

Lana del Rey: Ultraviolence non plus ultra


Lungo poema in musica, in cui voce e suoni gareggiano l'una con l'altro, per dare vita a una trama, quasi un tessuto a arabesco per un disco che è un piccolo capolavoro. 
Anticipato dalla bellissima West coast, Ultraviolence di Lana del Rey tiene fede alla medesima linea, pur tuttavia indulgendo in nuove atmosfere: lisergiche, cariche, stuporose, quasi psichedelie del vissuto. Un album-paesaggio, capace di ricreare veri e propri scenari, dove le melodie e i tappeti d'archi evocano tinte d'antan, quasi dagherrotipi ingialliti, un po' da città fantasma Far West per intenderci.
Aperto dalla quasi marcia funebre Cruel world, Ultraviolence mette da subito le cose in chiaro, riproponendo l'immagine canonica della sua interprete e vagare in quei territori dove si è born to die. 
Sappiamo bene quanto la Del Rey non indulga in momenti di leggerezza: ogni brano, dalla title track a Sad girl, rivelano una malinconia e una tristezza di fondo che tuttavia non sfociano mai nel lamento, in quel patetismo scioglicuore tipico della ballata pop. Forse perché, al cospetto di un tale disco, di pop non possiamo parlare, così come è l'universo maudit della Del Rey esula da questo contesto: ogni brano è interpretato magistralmente, con fermezza, quasi a voler domesticare le ombre. E' vero, mancano i momenti più 'radiofonici' come Summertime sadness o Cola, ma era giusto per Lana del Rey dare prova del suo talento e questo disco, in tutta la sua meraviglia, dimostra che la ragazza ha le carte in regola. Nella speranza, un domani, di vederla alle prese con altri generi, ché il risultato potrebbe essere davvero esplosivo.  
La mia preferita? Pretty when you cry

mercoledì 11 giugno 2014

Ma a Gaga, chi se la caga?


La Germanotta ha messo il cane: e subito partono selfie e video con questo bulldog francese che, a quanto pare, è il nuovo must del momento. Mi chiedo che fine abbia fatto Fozzy (il barboncino dell'anno scorso) ma non oso immaginarlo.
Tuttavia, è sulla rima del titolo che voglio concentrarmi, perché credo sia giunto il momento di ragionarci un tantino. Il 2014, possiamo dirlo, non è stato l'anno di Lady Gaga: Artpop e il seguito hanno miseramente fallito e non limitiamoci al solo andamento in classifica. Ci sono dischi, e cito Erotica di Madonna o Impossible princess di Kylie, che per quanto abbiano fallato la performance nelle chart risultano tutt'oggi delle piccole perle del pop. Ma questo album, e fatemelo dire, non può rientrare fra questi, in quanto frutto di un ego smisurato, debordante e alla deriva nelle sue ambizioni messianiche; un disco fatto da altri, dai rumors, i numeri, quelle tassonomie purtroppo à la page.
Ricordiamoci che Lady Gaga non ha optato per un titolo tanto fuor di metafora: ART e POP, cari miei, un binomio su cui potremmo stare a discutere fino alla prossima apocalisse. I propositi, almeno all'inizio, ci stavano tutti: un singolo giusto (non potente ma ben strutturato); l'esibizione all'Itunes Festival con brani niente male; e, dulcis in fundo, la sola title track che resta tuttora uno dei punti fermi del disco. 
E poi? Beh, non sta a me raccontarlo: una débacle dietro l'altra; un'app per smartphone efficiente quanto un triciclo su mulattiere; quegli inutili peana sull'arte e un sottofondo talmente vacuo, scontato, dal peso dell'ovatta. ARTPOP è il disco che ha mostrato l'altra faccia di Lady Gaga, forse la più subdola, calcolatrice, meschina: la presunzione di fregiare (e sfregiare) il tutto con la parola magica "arte" e dare per scontato che chi ti ascolta prenda tutto per oro colato. Ma il Dadaismo è passato da tempo e di artisti validi, cara la mia Germanotta, ne è pieno il mondo.
Sai cantare, hai una bella voce. Dai retta a un bischero: canta, sbraita, vocalizza finché c'hai fiato.
Oppure, con tutti i miliardi che hai, ti resta un'altra opzione: grattatela. 

lunedì 9 giugno 2014

#Madonna: sta arrivando il nuovo singolo?


Tutto è iniziato alcuni mesi addietro, con quel Rebel heart postato da Madonna sul suo account di Instagram. Da allora si sono susseguiti i titoli più svariati, per poi arrivare (sempre per mano della Ciccone) all'Unapologetic Bitch che, ormai, è diventato il titolo provvisorio. Perché insomma, che vi piaccia o no, Madonna sta tornando, ed è dell'ultima ora la notizia che il nuovo singolo stia già prendendo la via radiofonica, con tanto di video in lavorazione (un ritorno che, per certi aspetti, ricorda il già citato Visual album di Beyoncé). Stranger, dunque, parrebbe essere il brano di questo comeback tanto atteso, forse sul punto di concretizzarsi nelle prossime settimane. 
Incrociamo le dita.
Madonna, non ci deludere. :) 

domenica 8 giugno 2014

Pretty hurts

Non ero stato benevolo col Visual album, uscito a sorpresa a fine 2013: si trattava di un progetto talmente complesso che solo a ragion veduta poteva essere assimilato e fruito. Ebbene, ora posso dirlo: questo disco è un piccolo capolavoro, perché variegato, profondo, in bilico sempre tra la parola e l'immagine, longevo a tal punto che - dopo mesi - ti sembra sempre di essere al primo ascolto.
Splendida Pretty hurts; travolgente la malandrina Partition; impegnata e femminista la caotica Flawless; e non posso lasciare in disparte quel gioiellino di Hunted, accompagnata da un video che, insomma, ti spinge a chiederti come faccia una come Beyoncé a essere bella e brava al contempo.
Insomma, meglio tardi che mai. E con questa voglio lasciarvi e cominciare questo giugno accaldato, perché this time I'm gonna take the crown.

venerdì 30 maggio 2014

#Poesia - Visitazione



 a Valentina
Staticità orizzontale
sinistra
su occhi tramortiti di una veglia
al volgere di un giorno tumefatto
e un corpo di Penelope scheggiata

sono abbracciata dalla coscienza di scomparire
ma non ho ancora la coscienza di chi scompare
colorerò quello che intorno a me non vedo
quando il mio ventre sarà gravido di grida.


Di polvere
e di Luna imbellettata
in una perdita che scruta gli orizzonti
tra le pareti di un esistere improvviso
che mi allontana
sfida e mi deride,
in questo fremito sirenico di niente
dove il futuro scorre in ronda ai miei domani
e gli anni cadono
uno dopo l’altro
sul fondo della brocca del tuo tempo.


Gemina e germoglia l’abbandono
su un origliere erboso annido i miei tormenti
perché l’eternità non sia ricordo
di una marea
frenetica e proibita;
per chiudere le ciglia
dire ‘basta’
alle frontiere che giammai tracciai sul suolo
al mendicare di una vita in interstizi
al chivalà del mondo e dell’inganno.


                            Ma scivola
lubrica la vita
a branchi solca petali di ghiaccio
dove i sospiri in faida di falene
sfiorano il mio misero giaciglio

chissà se troverò più quella gioia
che sparì un giorno senza un ultimo saluto

chissà se ascolteremo, seguitando,
un canto simulato di Speranza.

                            RAGGIUNGIMI.


Abbazia di San Galgano
Tempo terrestre: 18 Ottobre 2013

(Diego Salvadori)

giovedì 29 maggio 2014

RAI: via tutti i video da Youtube



La notizia è fresca e lascia l'amaro in bocca. Il direttore della Rai Luigi Gubitosi ha deciso di recedere il contratto con cui, dal 2008, la tv nazionale si impegnava a caricare su Youtube 7mila video all'anno, per un introito di 700.000 Euro totali. Ora, così sembra, l'accordo non parrebbe più vantaggioso: la somma incassata sarebbe inferiori gli introiti che la piattaforma Google ricaverebbe con la pubblicità. A questo vanno aggiunti gli altri contenuti Rai caricati dagli utenti, i quali includono notiziari, partite di calcio e vari 'frammenti' divenuti ormai cult. 
Insomma, dal 1 giugno tutti i video saranno rimossi dalla piattaforma streaming più famosa del pianeta, per essere spostati su Rai.tv. Se per mamma Rai la cosa si farà vantaggiosa, per altri utenti ci sarà un vero e proprio rovescio della medaglia, anche perché - e questo è intuibile già da adesso - non tutto il materiale che finora era stato online su Youtube traslocherà per intero nella sua nuova dimora. Qualcosa andrà perso, tenuto sottochiave nei fantomatici archivi: addio, dunque, a quella puntata dei Promessi sposi del Trio o allo sketch esilarante della Littizzetto che tanto ci faceva sbellicare dal ridere. 
E con uno di questi voglio chiudere il post, con tanto amaro in bocca per il nostro diventare sempre più come i gamberi.

mercoledì 28 maggio 2014

#POESIA: Individuato


Non passa niente (Nulla)
L’unico
Risibile disturbo
È il divagare di lancette in cerchi netti
gironi di un’ignavia condizione
l’angoscia di stare oltre i traguardi
e stringere per mano il tuo trofeo
accarezzarne le cesellature ad arte
preda di un sinistro luccichio
scoprirti solo e unico
vivente.

(Diego Salvadori)

Poesia tratta da Sfiguramento

martedì 27 maggio 2014

Libro-compulsivo


Il martedì è sempre la stessa storia, come se non avessi abbastanza tempo da impiegare a leggere. Capiti in libreria, c'è quel volumetto a prezzo stracciato, magari è l'edizione supereconomica di Totem e tabù o le Confessioni di Sant'Agostino. E subito sei fregato. Continui a ripeterti che, sì, forse dovresti tirare la cinghia e mettere da parte i soldini per qualcos'altro. Ma in fondo, dici a te stesso, che diaggine mai saranno un poco di spicci rispetto a pagine memorabili?
Et bon, in saccoccia. 
Poi torni a casa, guardi la sfilza di libri - altriiii - da leggere e ti domandi perché, fra i tanti, il tuo ancora non c'è.
E fai una piccola riflessione: ti senti un po' Proust - stroncato da Gide - o Tomasi da Lampedusa silurato da Vittorini. E giuri a te stesso che, prima di finire su un tavolo de marmo, dovrai incendiare ogni singolo cartiglio. Giusto per non dar la soddisfazione ai posteri di lucrare su quel che sei stato.

Oggi va così.
Domani pure.
Domani l'altro ancora.
E, chissà, forse per mesi e mesi.

Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete


Voi che ’ntendendo il terzo ciel movete,
udite il ragionar ch’è nel mio core,
ch’io nol so dire altrui, sì mi par novo.
El ciel che segue lo vostro valore,
gentili creature che voi sete,

mi tragge ne lo stato ov’io mi trovo.
Onde ’l parlar de la vita ch’io provo,
par che si drizzi degnamente a vui:
però vi priego che lo mi ’ntendiate.
Io vi dirò del cor la novitate,

come l’anima trista piange in lui,
e come un spirto contra lei favella,
che vien pe’ raggi de la vostra stella.
Suol esser vita de lo cor dolente
un soave penser, che se ne gia

molte fiate a’ pie’ del nostro Sire,
ove una donna gloriar vedia,
di cui parlava me sì dolcemente
che l’anima dicea: "Io men vo’ gire".
Or apparisce chi lo fa fuggire

e segnoreggia me di tal virtute,
che ’l cor ne trema che di fuori appare.
Questi mi face una donna guardare,
e dice: "Chi veder vuol la salute,
faccia che li occhi d’esta donna miri,

sed e’ non teme angoscia di sospiri".
Trova contraro tal che lo distrugge
l’umil pensero, che parlar mi sole
d’un’angela che ’n cielo è coronata.
30L’anima piange, sì ancor len dole,

e dice: "Oh lassa me, come si fugge
questo piatoso che m’ha consolata!"
De li occhi miei dice questa affannata:
"Qual ora fu che tal donna li vide!
e perché non credeano a me di lei?

Io dicea: ’Ben ne li occhi di costei
de’ star colui che le mie pari ancide!’
E non mi valse ch’io ne fossi accorta
che non mirasser tal, ch’io ne son morta".
"Tu non se’ morta, ma se’ ismarrita.
(Dante)

domenica 25 maggio 2014

Riascolto: "Something to remember"

"So much controversy has swirled around my career this past decade that very little attention ever gets paid to my music. The songs are all but forgotten. While I have no regrets regarding the choices I've made artistically, I've learned to appreciate the idea of doing things in a simpler way. So without a lot of fanfare, without any distractions, I present to you this collection of ballads. Some are old, some are new. All of them are from my heart."

In attesa del prossimo disco, un po' di spolvero non fa mai male: d'altronde, con la discografia di Madonna non hai che l'imbarazzo della scelta. Tuttavia, e forse un po' per cause di forza maggiore, l'animo malinconico torna a farsi sentire; va da sé che proprio in questi giorni l'occhio sia caduto su Something to remember, la prima e unica collezione di ballate con cui la Ciccone  - nel lontano 1995 - metteva a tacere il putiferio mediatico che ancora la perseguitava dai tempi di Erotica e Sex
Un disco dove a brani già conosciuti come Live to tell e Crazy for you, si affiancano singoli di passaggio (le splendide I'll remember e This used to be my playground): pezzi, questi ultimi, facenti entrambi parte di colonne sonore (il primo del film 110 e lode; il secondo era invece il tema di Ragazze vincenti, in cui Madonna recitò assieme a Rosy O' Donnel e Geena Davis). 
Con David Foster, Madonna realizza due delle sue più belle canzoni: One more chance (il singolo più sfortunato di tutta la sua carriera) e You'll see, presentata nel videoclip come sequel di Take a bow (anch'essa presente sul disco). Apre l'album I want you, cover del successo di Marvin Gaye e realizzata con la collaborazione di Massive Attack. 
Oltre alle già citate, la tracklist cerca di strizzare l'occhio a tutti gli album precedenti, lasciando fuori - tuttavia - brani che a pieno diritto sarebbero dovuti figurare sul disco, come Spanish eyes e The look of love.
Ma a Madonna non si può mai chiedere troppo: va anche detto che, dal 1995 a oggi, altre ballate potrebbero formare un secondo capitolo, con Frozen e Easy ride in prima linea. Ma la Ciccone non è mai una nostalgica...

à l'Ombre

L'onda
così calma
un presagio
dell'autunno

la paura comincia sul mio volto
il dubbio mi scuote

sono fatta per i sogni 
di una voce debole?
dimmi, di non restare più

nell'ombra,
rischiare di non essere nessuno
ci si nasconde e si combatte

nell'ombra
tradiamo noi stessi
arranchiamo fino al cielo

nell'ombra
sentire che siamo perdenti
e che nessuno lo sa

quando la notte spazza via
l'arte di questa vita troppo breve
diveniamo ombre di noi stessi

l'anima è luce
ma l'anima vaga
su tutti i sentieri
il mio cuore si ferma
il diavolo non mi dà tregua
ma il 'domani' è già là,
sugli aceri, il freddo si spande
ma tu
non dimmi di restare

nell'ombra,
rischiare di non essere nessuno
ci si nasconde e si combatte

nell'ombra
tradiamo noi stessi
arranchiamo fino al cielo

nell'ombra
sentire che siamo perdenti
e che nessuno lo sa

quando la notte spazza via
l'arte di questa vita troppo breve
diveniamo ombre di noi stessi
(Myléne Farmer)

domenica 18 maggio 2014

I never learn: Lykke Li è tornata


Strana storia quella di Lykke Li, almeno sul territorio nostrano, dove è salita alla ribalta per un remix (orrendo aggiungo) di quel capolavoro che fu I follow rivers; adesso, la stessa sorte pare essere toccata a Get some, sottofondo strumentale di uno spot pubblicitario. I brani erano entrambi tratti da Wounded rhymes, secondo album della cantante svedese, che conteneva altre piccole meraviglie come la splendida Jerome o la spiazzante Silent my song.

Adesso, Lykke Li è tornata: I never learn, uscito lo scorso 2 maggio, è il suo terzo capitolo discografico, pronto a riprendere le fila del precedente (e, lo dico fuor di metafora, con una copertina alquanto 'germanottesca').

Anticipato da Love me like I'm not made of stone, l'album potrebbe essere visto come una vera e propria glossa sul dolore, una sorta di lamentazione cantata dove la firma di Rick Nowels (che già lavorò con Madonna a The power of goodbye) ha lasciato traccia indelebile.
Pezzi come No rest for the wicked, Gunshot o Never gonna love again valgono l'intero disco. 
I tempi di Get some sono soltanto un ricordo, ma questo album conferma ancora una volta il talento della fanciulla svedese.

lunedì 12 maggio 2014

Down on the West Coast



Down on the West Coast, they got a saying
If you're not drinking, then you're not playing
But you've got the music, you've got the music in you, don't you?
Down on the West Coast, I get this feeling like it all could happen
That's why I'm leaving you for the moment, you for the moment
Boy blue, yeah you
It's getting harder to show it
I'm feeling hot to the touch
You say you miss me
And I always say I miss you so much
But something keeps me really quiet
I’m alive, I’m a lush
Your love, your love, your love
I can see my baby swinging
His parliament is on fire when his hands are up
On the balcony and I'm singing
Ooh baby, ooh baby, I'm in love
I can see my sweet boy swinging
He's crazy and Cubano call my only love
On the balcony and I'm singing
Move baby, move baby, I’m in love
I’m in love
I’m in love
Down on the west coast, they got their icons
Their silver starlights, their queens and cyclones
And you got the music, you got the music in you, don't you?
Down on the west coast, they love their movies
Their golden cars and rock-n-roll groupies
And you got the music, you got the music in you, don't you?
You push me harder for the way
I’m feeling hotter than fire
I guess I know and how to be and make it feel I’m a child
Didn’t say you gotta know, boy it's you I desire
Your love, your love, your love
I can see my baby swinging
His parliament is on fire when his hands are up
On the balcony and I'm singing
Move baby, move baby, I’m in love
I can see my baby swinging
His parliament is on fire when his hands are up
On the balcony and I'm singing
Ooh baby, ooh baby, I'm in love
I can see my sweet boy swinging
He's crazy and Cubano call my only love
On the balcony and I'm singing
Move baby, move baby, I’m in love
I’m in love
I’m in love

lunedì 5 maggio 2014

Artrave: The Artpop ball - Inizia il tour di Lady Gaga

E tutto ebbe inizio; perché Lady GaGa non demorde e, dobbiamo ammetterlo, resta sempre fedele ai propri obiettivi, a prescindere da charts, vendite e quant'altro. Ieri sera, in quel di Fort Lauderdale, la Germanotta ha dato il via all'artRave: The ARTPOP ball tour, che il sottoscritto - mi duole dirlo - si lascerà sfuggire in occasione della futura tappa italiana (il prossimo 4 ottobre a Milano).
Un tour che, già dalle prime immagini, appare distante anni luce dai toni lugubri dei precedenti (Born this way ball su tutti) e dove Gaga ha trasposto on stage l'atmosfera del disco, in una scenografia che, a quanto sembra, non ha deluso le aspettative (finalmente - aggiungo - si è decisa a includere un megaschermo, con tanto di video interludi).  
Insolita la scaletta, pronta a riprendere quasi tutte le tracce dell'album (compresa la terribile Fashion!), più due inediti: Ratchet - al tempo registrata con Azaelia Banks - e Cake like Lady Gaga.  Insomma, la Germanotta - almeno sul live - pare aver fatto centro; qualcuno, però, la redarguisca sulla resa estetica dei costumi: alcuni non si possono guardare :P

Video Intro
Band ARTPOP Intro
ARTPOP
Greeting Himeros
G.U.Y.
Donatella
Fashion Intro
Fashion!

Venus Intro
Venus
MANiCURE
Cake Like Lady Gaga

Just Dance
Poker Face
Telephone
Telephone Reprise

Partynauseous
Brief Ambient Music
Paparazzi
Do What U Want
Born This Way

Jewels and Drugs
Aura
Speech
Sexxx Dreams
MJH Intro
Mary Jane Holland
Alejandro

Ratchet
Bad Romance
Applause
Swine

Gypsy






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